Segreto bancario svizzero verso l’addio

La Commissione europea ha firmato l’atteso accordo con la Svizzera in vista dello scambio automatico di informazioni, che sarà operativo solamente a partire dal 2018, mettendo dunque fine al segreto bancario svizzero per i residenti europei.

“Si tratta di un nuovo colpo contro coloro che frodano il fisco e un passo supplementare verso una fiscalità più giusta” – ha dichiarato il commissario agli affari monetari Pierre Moscovici, riferendosi all’intesa che entrerà in vigore nel 2017 con la raccolta dei dati, per poi essere operativo dal 2018 con la loro trasmissione.

Come ricordava il quotidiano Il Sole 24 Ore in un proprio approfondimento odierno, l’intesa imporrà lo scambio di informazioni sui conti detenuti nei diversi Paesi dai propri residenti e, secondo la Commissione, avrà un effetto dissuasivo nei confronti di coloro che vogliono nascondere attività all’estero . Ogni anno, pertanto, i Paesi UE riceveranno dalla Svizzera nomi, indirizzo, codice fiscale e data di nascita di propri residenti con un conto bancario nella Confederazione.

Non è d’altronde ignoto che la Commissioni consideri lo scambio automatico di informazioni come il modo migliore per lottare contro l’evasione e la frode fiscali, anche perché limita le scelte arbitrarie delle amministrazioni fiscali.

Proprio per tali motivi l’Unione Europea sta negoziando accordi simili con Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino, con trattative che le istituzioni continentali sperano di concludere entro la fine dell’anno. Sempre in tal proposito, Bruxelles ha presentato una proposta legislativa di scambio automatico di informazioni anche sugli accordi fiscali (cioè, il tax ruling), concessi dai paesi membri alle multinazionali.

Infine, ricordiamo come la stessa Commissione stia anche lavorando al modo in cui rilanciare la propria proposta (datata oramai 2011) di adottare una base imponibile unica per la tassazione delle imprese, con un nuovo progetto che dovrebbe già giungere entro la metà del mese di giugno, per poi passare al vaglio dei rispettivi uffici.

Insomma, sebbene si sia ancora ben lungi dal poter affermare una concreta e solida realtà anti-evasione, è ben possibile ricordare come i passi in avanti compiuti dalla Commissione Europea siano piuttosto consistenti e, soprattutto, nel corso degli ultimi anni abbiano avuto una significativa e accorta accelerazione. Non rimane ora altro da fare che comprendere se effettivamente tali iniziative possano o meno avere una ripercussione seria e concreta sui fini ipotizzati dalle istituzioni europee. Voi che ne pensate? Ritenete si tratti di accordi importanti e validi, o ritenete invece che non saranno in grado di contrastare l’evasione?

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