Quanto costa lo scandalo Volkswagen?

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Secondo quanto affermano alcuni analisti, sulla base di una serie di elaborazioni, lo scandalo per la manipolazione dei software di controllo delle emissioni di motori diesel potrebbe costare a Volkswagen 10 miliardi di euro, o forse più. Una stima realizzata non solamente tenendo conto del fatto che il gruppo di Wolfsburg dovrà affrontare pesanti sanzioni, quanto anche valutando le spese per riparare le auto e ricostruire la sua reputazione dopo aver utilizzato il software truccato su 11 milioni di vetture in tutto il mondo (di cui 8 milioni nel solo mercato europeo).

Un quadro particolarmente devastante, dunque, ma non certo irreparabile. Anzi, secondo alcuni osservatori la crisi potrebbe addirittura riservare delle sorprese positive. A sostenerlo è il quotidiano Wall Street Journal, che sulla base del parere di alcuni legali, ha anticipato come Volkswagen potrebbe evitare un procedimento penale negli Stati Uniti grazie a una previsione che si trova all’interno del Clean Air Act e che potrebbe essere adattata allo specifico caso. Ma di cosa si tratta?

Ricordata dal quotidiano Italia Oggi qualche giorno fa, la legge in questione – datata 1970 e concernente la tutela ambientale – presenta infatti un “cavillo” mai risolto e che oggi sembra quel che ci vuole alla casa automobilistica, poiché le consentirebbe di non affrontare un’eventuale procedura legale avviata dal Dipartimento di giustizia americano. Tuttavia, la scappatoia potrebbe esser difficilmente praticata, senza ulteriori scandali: alcuni senatori democratici hanno infatti già preallertato che sarà posta in essere una specifica proposta per rimuoverla, e porre dunque VW davanti alle proprie piene responsabilità.

Intanto, da questa parte dell’Oceano, il governo francese ha fatto sapere che non sta prendendo in considerazione il divieto di vendita di alcuni modelli Volkswagen, come invece ipotizzato dalle autorità svizzere. Lo stesso quotidiano ricordava che il costruttore tedesco ha precisato che in Francia circola un milione di vetture dotate del software per la manipolazione delle emissioni, e tutto sembra collimare con la decisione di Parigi, che desidera che la società rimborsi il governo per gli incentivi concessi ai consumatori per l’acquisto di alcuni di questi veicoli.

Altre cause legali sembrano infine arrivare dalla Corea del Sud, mentre in Svezia la filiale locale si è scusata per non avere fornito adeguate informazioni sullo scandalo e per le implicazioni sui proprietari di vetture del gruppo.

La vicenda non sembra essersi pienamente conclusa e, anzi, tutto fa pensare che molte implicazioni siano ancora in procinto di formarsi…

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