Quali sono gli spot pubblicitari più contestati?

Alcuni spot pubblicitari sono in grado di emozionarci e di spingerci verso l’acquisto di un determinato prodotto o servizio. Altri sono invece in grado di annoiarci. Altri ancora di offenderci e di portarci alla contestazione. Ed è proprio su questi ultimi che qualche settimana fa si concentravano le attenzioni del quotidiano Italia Oggi, che si è domandato quali siano le tre campagne pubblicitarie che nella storia inglese hanno raccolto il maggior numero di contestazioni da parte di consumatori e cittadini, diffusi nel 2014.

Ebbene, in tal senso il ben poco invidiabile record spetta a Paddy Power plc, il bookmaker irlandese che offre scommesse online (detenendo una rilevante quota di mercato anche qui da noi), la cui campagna con un richiamo al processo che ha visto
coinvolto Oscar Pistorius ha toccato 5.525 segnalazioni. Il motivo? La campagna era incentrata sul soggetto “Oscar Time. Money back if he walks”, con cui si promuovevano le scommesse sul processo usando anche un gioco di parole (soldi indietro se cammina). Quanto basta per esser stato considerato scorretto e lesivo della disabilità di Pistorius da oltre 5.000 cittadini.

Al secondo posto di questa classifica si è invece piazzata una campagna di booking.com, il noto sito di prenotazioni online, accusata di essere diseducativa e volgare per il linguaggio usato e per le immagini che la caratterizzavano. Di contro, l’authority che si doveva esprimere sulla congruità del messaggio l’ha dichiarata pienamente conforme alle norme vigenti.

Al terzo posto si posiziona invece la campagna pubblicitaria di Save the children, che aveva al centro il meritevole obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di investire risorse per formare operatori sanitari in grado di assistere professionalmente le madri durante il parto nei paesi più poveri. L’accusa è stata quella di impressionare le persone in modo eccessivo, con un particolare sguardo di attenzione nei confronti dei minori (lo spot andava in onda tutto il giorno). Anche in questo caso l’authority lo ha assolto, ma ne ha dirottato la pianificazione dopo le 21.

Dall’analisi emerge comune un filo denominatore comune: l’importanza dei social media nel sensibilizzare e nel catalizzare la mobilitazione dei consumatori e dei cittadini contro i messaggi ritenuti scorretti. Un’importanza che sembra essere crescente, anno dopo anno, e che probabilmente costituirà una delle leve fondamentali della sensibilizzazione sui media e sulle campagne di marketing anche nel corso delle prossime stagioni.

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