Nuovi dati sulla sperimentazione animale

Il Ministero della Salute ha pubblicato i nuovi dati relativi al numero di animali che sono stati utilizzati per fini sperimentali nel corso del 2014. Il numero di animali si presenta subito in lieve calo, con un passo indietro di 30 mila unità rispetto all’anno precedente, passando così da 723.739 unità del 2013 alle 691.666 unità nel corso del 2014: i dati sono chiaramente ancora molto alti, visto e considerato che ogni anno circa 700 mila animali continuano ad essere stabulati, utilizzati negli esperimenti e sottoposti a procedure di varia natura, al fine di conseguire risultati utili per la ricerca medica umana.

Per quanto concerne invece le singole specie utilizzate, nel corso del 2014 è aumentato il ricorso ai porcellini d’India, ai furetti, alle pecore e ai primati non umani. In particolare, il numero di macachi utilizzato nei test è salito da 302 unità a quasi 450 unità nel 2014, con un incremento inaspettato, valutato che la legge limita fortemente il ricorso a specie filogeneticamente vicine alla nostra. La LAV, in merito, ricorda come tali animali siano sofferenti anche nel momento della cattura in natura, considerato che di quelli utilizzati ben 246 macachi sono stati importanti dall’Africa, e 196 macachi sono stati importati dall’Asia.

La specie più utilizzata nei laboratori è comunque ancora rappresentata dai topi, allevati esclusivamente per poter mantenere in vita delle colonie di animali utilizzabili.

In realtà, sottolinea ancora la LAV, i numeri dovrebbero essere rivisti in rialzo, visto e considerato che le statistiche non tengono ad esempio conto di molte categorie come gli animali utilizzati già deceduti, gli invertebrati, o le forme di vita non completamente sviluppate.

Tra i dati oggetto di maggiore critica da parte delle associazioni animalista vi è poi quello delle procedure classificate come gravi, con più di 21 mila sperimentazioni che comportano dolore o angoscia prolungati e che possono comportare il non ricorso all’anestesia, come le lesioni spinali, le stimolazioni elettriche, il nuoto forzato, la perfusione di organi, e così via.

“L’impegno verso la riduzione e la sostituzione degli animali nella ricerca rimane purtroppo solo sulla carta, come dimostrano queste statistiche, principio che non viene ascoltato per la mancanza di formazione, gap culturale e interessi economici, e che vincola il nostro Paese a un modello fallimentare di ricerca, anacronistico”, commenta infine in merito Michela Kuan, biologa, responsabile LAV Area Ricerca senza animali.

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