Nuove pensioni, tra flessibilità e quota 100

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Le “nuove” pensioni saranno improntate a concetti e criteri di maggiore flessibilità sui termini di pensionamento, valutabile come una importante opportuna che l’Inps intende formalizzare attraverso un disegno di intervento complessivo che verrà presentato entro la fine del mese, e che poi Governo e Parlamento valuteranno (avendo l’Inps non poteri legislativi ma, eventualmente, di presentazione di proposte e di segni).

Ma cosa si intende per “flessibilità”? A spiegarcelo correttamente è Il Sole 24 Ore, che congruamente ricorda che la flessibilità che sarà introdotta non dovrà tradire la logica del sistema contributivo: dunque, uscite anticipate non potranno che essere accompagnate da penalizzazioni per non aumentare il debito pensionistico e non trasferire nuovi oneri sulle generazioni future.

Ancora prima, a spiegarlo era stato lo stesso presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha colto l’occasione dell’audizione in Commissione Lavoro alla Camera sulle proposte di flessibilità già presentate per chiarire che il nodo della sostenibilità del sistema resta cruciale: “La flessibilità – ha spiegato Boeri, come riportato dallo stesso quotidiano economico finanziario – deve avere un impatto neutro dal punto di vista attuariale, perchè solo così la maggiore spesa sarà sostenibile anche rispetto ai vincoli che derivano dalla politica di bilancio monitorata dall’Unione europea e che consentono dei margini in situazione economiche avverse”.

Dunque, il presidente dell’Inps ha avuto modo di invitare a non considerare le uscite anticipate dei lavoratori senior come una finestra di opportunità per nuove assunzioni di giovani: di fatti, nonostante la situazione eccezionale post recessione, non vi sarebbe un conflitto generazione risolvibile con una staffetta.

Per quanto concerne una proposta di uscita anticipata, la proposta formulata da Damiano e Baretta consentirebbe di uscire dal lavoro a 62 anni di età e 35 di contributi, con una penalizzazione dell’assegno del 2% l’anno fino a un massimo dell’8%. Una opzione che permetterebbe di comprimere i costi per la finanza pubblica a regime nel 2030 di 8,5 miliardi (nei primi anni di utilizzo, sempre se tutti coloro che hanno la possibilità decidessero di utilizzarla il costo si aggirerebbe sui 4-5 miliardi).

Più onerosa (e più irrealizzabile) è invece l’introduzione della quota 100 (101 per gli autonomi), che prevede la possibilità di uscire con un mix tutto da definire tra età e contributi (minimo 62 anni di età e 35 di contributi). Una visione che non piace allo stesso Boeri, per il quale si tratterebbe di un ritorno alle pensioni di anzianità, per un onere stimato nel 2019 di 10,6 miliardi. Costi che il presidente dell’Inps dichiara essere inaccettabili, poiché graverebbero poi sui più giovani.

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