Lavoro sopra i 50 anni, migliorano le condizioni di base

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Sono in miglioramento le condizioni di lavoro per gli over50. Stando alle più recenti analisi, infatti, da un lato si riduce il numero dei senior che perde il lavoro, e dall’altro stanno calando anche i tempi per la loro ricollocazione. È vero che spesso diminuisce anche la retribuzione corrisposta nelle nuove collocazioni lavorative, ma gran parte di queste sono a tempo indeterminato.

A sancirlo è l’ultimo Report di Uomo e Impresa, la società di Outplacement del Gruppo Umana che ha condotto una indagine sul supporto individuale alla ricollocazione di figure professionali adulte. Un report dal quale emerge anzitutto che le persone che scelgono di avvalersi del servizio di outplacement hanno fra i 40 e i 55 anni, sono in prevalenza uomini; impiegati, quadri, dirigenti, semplici operai; arrivano prevalentemente dal settore dell’Ict (oggi caratterizzato da un elevato turnover) o da aziende metalmeccaniche, e spesso con una ottima professionalità o un curriculum di rilievo.

Per quanto attiene le principali statistiche, una delle più confortanti è certamente quella che si riferisce alla diminuzione del tempo medio di ricollocazione, che passa dai 5,8 mesi del 2014 ai 4,8 del 2015. Il senior impiega meno tempo per occuparsi rispetto al passato presumibilmente per l’esigenza delle imprese ad assumere figure con esperienza, ma anche con attenzione all’innovazione, e quindi veloci nell’inserirsi in nuove dinamiche produttive. A dimostrazione di ciò, anche il fatto che per buona parte dei profili Ict che investono in rinnovamento professionale il tempo medio di ricollocazione è dell’ordine dei 2 mesi.

Non solo: l’attenzione alle figure anziane – prosegue il report sopra citato – è testimoniata anche dal calo delle prese in carico degli over 50 di 9 punti percentuali (dal 35% del 2014 al 26% del 2015). Per contro, aumentano gli ingressi dei giovani di 6 punti percentuali (dal 19% del 2014 al 25% del 2015).

Come intuibile, il più celere ricollocamento si lega anche alla disponibilità di chi cerca una nuova occupazione ad accettare anche un impiego “minore”, e meno remunerato, del precedente: se nel 2014 il valore della nuova posizione lavorativa era paragonabile o superiore alla precedente per l’86% dei casi complessivi (36% superiore, 50% paragonabile) oggi il dato si abbassa al 60% (42% paragonabile, 18% superiore).

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